Poesie di Dracula
Anime Notturne
Occhi di tenebra
Dracula
Il Vampiro
Crepuscolo
Il respiro della carne
Il Vampiro
Un lampo nel buio
Magica la notte
L'apprendista di Asterione
Il Vampiro
Anime Notturne
Quando la notte con il suo scuro mantello scenderà lentamente su di noi e sul resto del mondo, quando la nebbia con la sua bianca veste si espanderà come una malattia che intacca il genere umano con la velocità di un lampo, quando il silenzio governerà imponente simile a un faraone che assoggetta i sudditi interrotto solamente da una mortuale melodia diffusa in tutto il territorio da una campana, quando stormi di pipistrello, anime simili a noi, voleranno verso l'ultimo confine della notte, allora noi, anime oscure, risorgeremo come nere rose che spuntano dal cemento. I nostri sepolcri si apriranno, le catene del giorno si scioglieranno e noi intraprenderemo misteriosamente la nostra tetra magnifica danza, accompagnati dai nostri fidi compagni che proteggono le nostre ombre, facendoci trasportare oltre ogni dimensione oltre ogni calcolo temporale dall'abbraccio della nebbia, ricercando nuove vittime su cui imporre il nostro sigillo
Occhi di tenebra
Ricordo ancora quella notte... A volte mi sembra che siano passati mille anni, altre è come se in tutta la vita non avessi vissuto che quel momento. Non riesco a pensare a ciò che era la mia vita prima di allora, è come se fosse totalmente persa e oscurata, la mia mente completamente vuota... Non riesco più a vedere altro che quell'immagine...
Era bellissimo, quella notte, quando il mio sguardo incontrò il suo, tanto bello da oscurare la luce delle stelle, non disse una parola, solo se ne stava lì, immobile, i lunghi capelli mossi dal vento e un sorriso strano sulle labbra innaturalmente rosse. La pelle bianchissima e diafana come se fosse fatta con la luce della luna e quegli occhi indefinibili, simili al bagliore di un diamante nero. Comparve così, dal nulla, come un alito di vento freddo. Tutto in quel momento era sparito, non ricordo più nemmeno dove ero... So solo che ero immersa nella notte più silenziosa che avessi mai vissuto, intorno a me un buio totale.
Alzò lo sguardo e mi sentii come rapita, in quell'istante mi sembrava di sprofondare e sprofondare, di cadere in un infinito indefinibile, immenso e oscuro come un oceano, in un nero vortice; non riuscivo a muovere un dito. Non so quanto durò... Ad un tratto vidi una luce. Prima era solo un puntino bianco, poi divenne un bagliore lattiginoso che si espandeva, poi esplose squarciando le tenebre.
Aprii gli occhi. Mi ritrovai nel mio letto senza capire come ci fossi arrivata, tutto era come al solito, il sole era già alto nel cielo ed era talmente luminoso che mi facevano male gli occhi. Allora era un sogno, pensai, ma che strano sogno: ero talmente stanca che mi sembrava di aver camminato per ore, non riuscivo a muovermi e avevo quello sguardo stampato nella mente; non riuscivo a distoglierne il pensiero come se quegli occhi, dal profondo della mente, mi chiamassero e continuassero a chiamarmi.
Ma questo era solo l'inizio: per me si doveva essere aperta una porta che non avrei mai dovuto varcare. Non ricordavo più nulla del sogno, solo quell'immagine davanti a me che non riuscivo a togliermi dalla testa come se fosse rimasta stampata nella mia mente, e soprattutto quegli occhi fissi, profondi come vortici che sembravano risucchiare ogni cosa, sembravano contenere il significato di tutto ma che io non riuscivo a comprendere, ma di che colore erano quegli occhi? Non riesco a ricordarlo... Eppure lo rivedevo ogni notte, il mio Principe del Buio, lo rivedevo nei miei sogni, non conoscevo il suo nome e non sapevo nemmeno chi fosse ma era come se lo conoscessi da sempre. Lui era tutto per me: era un fratello, un padre, un amante e nello stesso tempo non era nulla di tutto questo. Io chiudevo gli occhi sempre più stanca e Lui appariva ad un tratto da una cortina di nebbia, tutto svaniva attorno ed io correvo da lui che mi stringeva e mi baciava con una passione e un fuoco che non avevo mai provato prima di allora. Poi all'alba spariva, così come era apparso.
La notte mi lasciava esausta come se tutto fosse reale, come se i mondi del sogno e della realtà si fossero scambiati per chissà quale oscuro motivo... Nei due mondi rimanevano comunque i suoi occhi...
Persino da sveglia continuavo a sprofondare nei suoi occhi, in ogni momento mi sentivo dispersa in quelle pozze di colore - di che colore - vorrei poterlo ricordare.
Sentivo l'infinito là nei suoi occhi, un milione di vite, il passato, il futuro, per sempre.
Un infinito piacevole con lui, ma spaventoso perché ero sola, non avrei mai potuto trovarlo né conoscerlo e mi ero totalmente persa per lui.
E' solo da pochi giorni che ho notato come sono pallida e debole e che avrei tanto bisogno di dormire ma ogni volta che ci provo lui è là ed io mi sento come soffocare.
Ora so che sto morendo. Sto scivolando via nei miei sogni e dentro di lui? Non lo so, ma so che stanotte, quando affonderò, sarà per l'ultima volta. Finalmente sarò con lui, sarò con lui per sempre e, forse, finalmente vedrò il colore dei suoi occhi.
Dracula
Tornai a cercar sangue. A mezzanotte, dalle tenebre della Transilvania, uscii dalla tomba. Nella penombra del mio castello, stesi il mantello nero e spiccai il vol nefasto, nell'oscurità del ciel stellato. Le luci mi giungevano sole e vane, nella città buia, in una gelida notte. Non riuscii più a volare, in quell'elettrico meccanismo! Non v'era sangue nelle vene degli automi; solo vuoto e morte. Sollevai con furia il manto bruno!. Volai via, verso la luna, per accaldare le Tenebre.
Il Vampiro
Chiuso in una stanza buia
Il cuore non batteva
Il sangue non pulsava
La mente giaceva sopita
e la luce risplendeva...
Non gli interessava chi o cosa... lui doveva uccidere.
Era come un bisogno spirituale, un qualcosa di trascendentale, lui sentiva la pulsione di uccidere e basta. Era sano di mente, come un pesce ma terribilmente affascinato dal sangue che sgorgava. Odiava le pallottole, preferiva le lame, erano più calde, più vive... c’era un contatto con la preda... il predatore rincorre, la preda scappa... il predatore la raggiunge, la preda supplica e piange e scalcia... il predatore affonda, la preda muore.
Odiava la sofferenza, cercava di essere il più veloce e drastico possibile... sempre punti vitali, in genere la gola, pochi secondi e zac... morto. Non aveva preferenze, uomini, donne, animali, cose... l’importante è che non fossero cuccioli o bambini... non se lo sarebbe mai perdonato.
Una volta aveva ucciso una cagna... gravida... vomitò... cercò di uccidersi... poi riacquistò la ragione e si promise di non perdere mai più la lucidità e di conoscere meglio le sue vittime prima di accopparle.
Morì quando tentò di aggredire un agente di commercio... armato.
Era un vampiro... si considerava immortale... e forse lo era davvero...
Crepuscolo
Illuminato da una Luna stanca e malata Cammino... Percorrendo la mia vita solitaria per scelta. Attraverso un Campo, Santo per definizione alla ricerca dei miei demoni. Dove siete? Il silenzio mi ovatta, mi opprime, Irreale, magico, affascinante. Ricordi... Svaniti, piacevoli... costruiti per renderli tali Mi inganno di aver vissuto Solo ora mi rendo conto della realtà Ma nel silenzio dei sepolcri Accompagnato da fuochi fatui Ho trovato la pace incamminandomi verso il crepuscolo.
Il respiro della carne
La lunga canna nera guardava il suo volto, inebriato di dolore: la paura faceva scorrere lacrime di sudore su di lei, che impunentemente lo proteggeva. Lui, steso sopra di lei si gonfiava ancora per il calore, sorreggendola in una vampata d'orgasmo sottile, cerebrale, quasi gelida.
La figura li aspettava, nel suo orrore li trafiggeva con una fissità antica, sadica, colma di violenza repressa e sarcastica. Voleva tramortirli, ma lui si scansò con uno scatto, come per proteggersi, lasciando in balìa della bocca d'ebano la sua amante e compagna di una vita. "Questo è tutto l'amore che provi per lei..." vibrò la voce austera, soffocante della figura. "No, ti scongiuro, non mi uccidere, ti darò tutto quello che vuoi." Gridò il verme rattrappito tra le lenzuola opache e gialline, consumate.
"Bene, allora dovrai ucciderla tu."
"Come? Non puoi chiedermi questo!"
"Soffocala con un lembo del lenzuolo e sarai libero."
L'uomo si avvicinò alla donna come per supplicarla di morire il più presto possibile, la avvinghiò con le mani rivestite di giallino intorno al collo, strozzandola. Lei emise un gemito che sembrava di piacere, una specie di liberazione dal peccato in cui era ricaduta dopo averlo conosciuto.
La figura si allontanò ma lui, carponi, trattenne un lembo della sua giacca nera pregandola di rimanere. Aveva il volto perduto in un ghigno insano, psicotico.
Fu allora che lei si inginocchiò e disse: "Questo è il rispetto che devi a te stesso, quello di una bestia verso il suo padrone! In ogni caso ora non mi servi più. Il conto è saldato." Poricek la guardò dirigersi verso la soglia, attraversare il primo vicolo ma all'improvviso fu preso da un vortice che lo sommergeva, una dominazione: la inseguì, la portò in un giardino nascosto dalle rovine e quando lei si adagiò sull'erba ancora calda per il sole bruciante della stagione, lui le morse il collo a sangue, per divorare ciò che non era riuscito a trattenere, cercando di strapparle quel flusso vitale che lo inondava di sapori strani e sconosciuti, mai provati.
Lei annaspa, si divincola e stringe quel pomo pronunciato distintivo della razza maschile, e continua, graffiandolo finché non sente il tocco di lui ammorbidirsi nell'ultimo respiro della carne.
La vittoria la trovò imbevuta di sangue, quel liquido scuro, denso, unito ad un brandello molliccio ed esangue, inciso da due piccoli fori concavi e che risiedeva eterno fra le sue labbra.
Il vampiro
Percorro vagabondo solitarie strade In compagnia dei miei sensi di colpa. I rimpianti mi gravano sul cuore quanto I rimorsi mi martellano le tempie... Quante vite ho incontrato Quante ne ho mutate Quante ne ho distrutte A partire dalla mia. Mi accingo a seguire gli ultimi raggi di Luna, Dentro brucia la mia misera esistenza La mia ancor più triste Impossibilità di morire Vengo nominato... Fato A volte Morte Ascolto le vostre preghiere Sento il profumo del vostro Sangue Sono una creatura del Demonio al vostro triste servizio.
Un lampo nel buio
Un lampo. Una luce. Buio. Buio. Un altro lampo. Più luce. Buio. Pioggia.
Ily era seduta nel centro del salone con le orecchie tese ad ascoltare il rumore del temporale che percuoteva gli alberi. Non era sola...
In camera da letto c’era un uomo. Nudo sotto le lenzuola.
Sul letto i rimasugli di una notte agitata. Una notte di passione sfrenata.
Il salone era illuminato esclusivamente dalle braci del caminetto che continuavano ad ardere. Ily era bellissima. Addosso aveva soltanto una vestaglia da uomo. Lo stesso uomo che stava dormendo nella stanza accanto. Ily era felice. La sua pelle levigata risplendeva ad ogni scoppiettio della legna nel braciere. La vestaglia era allacciata male e scopriva un seno. La forma rotonda sbucava prepotente da quella costrizione ed il capezzolo si ergeva imponente. Ily pensava. La notte appena trascorsa è stata meravigliosa. Poteva sentire ancora il profumo della pelle del suo uomo addosso. Poteva sentire i caldi baci delle sue labbra sul suo collo. Poteva sentire i suoi morsi. Sentiva il suo sesso caldo pulsare dentro di sé. Lo vedeva attraverso la porta socchiusa della stanza. Ily sorrideva.
Un suono. Una campana. Un rintocco. Due. Tre. Quattro. Cinque.
Era tardi, doveva sbrigarsi. Si tolse la vestaglia e si scoprì in tutto il suo splendore, velocemente si rivestì. Un bacio al suo uomo ed uscì dalla casa mentre il temporale stava cessando. Poche gocce di pioggia. Qualche lampo.
In camera da letto c’era un uomo. Nudo sotto le lenzuola. Il suo braccio sporgeva dal letto. La sua testa era morbidamente appoggiata sul cuscino. Sulle sue labbra un sorriso appena percettibile. Sul suo collo due buchi. Da uno di questi uscì una goccia di sangue. L’ultima.
Un lampo. Una luce. Buio. Buio. Buio...
Magica la notte
Magica la notte
perché non puoi essere mia
perché non posso essere tua
magica notte!
Voglio essere tua
devi essere mia
voglio respirare i tuoi profumi
voglio drogarmi delle tue essenze
sarò mai tua?
O sarò per sempre prigioniera del sole?
Voglio ascoltare le tue storie
voglio esplorare le tue ombre
rendimi partecipe di te
voglio essere parte di te
voglio diventare tua figlia
mandami una tua creatura
principe della notte
cosi potrò assaporare il sangue della notte
non lasciarmi schiava del sole.
L'apprendista di Asterione
Furtiva mano di un fantasma occulto
fra le pieghe del buio e del torpore
mi scuote, e io mi sveglio, ma nel mio
cuore notturno non trovo gesto o volto
Un antico terrore, che insepolto
porto nel petto, come da un trono
scende sopra di me senza perdono,
mi fa suo servo senza cenno o insulto.
E sento la mia vita di repente
legata con un filo di Incosciente
a ignota mano diretta nell'ignoto.
Sento che niente sono, se non l'ombra
di un volto imperscrutabile nell'ombra:
e per assenza esisto, come il vuoto.
IL VAMPIRO
Tu che t'insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A fare, folle e ornata, del mio spirito
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato; come alla bottiglia
L'ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l'ostinato
Giocatore, - che tu sia maledetta!
Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M'han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! - una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
Tu faresti rivivere il cadavere
Del tuo vampiro, con i baci tuoi!"